Ticosa, per non dimenticare

Per molti europei e non solo, il 27 gennaio é “la giornata della memoria”, il giorno del disvelamento del campo di concentramento di Auschwitz, e, dal 2000, anno in cui è stata istituita,( Legge 211/20 luglio 2000), istituzioni, scuole ed associazioni organizzano manifestazioni ed eventi sul tema, contribuendo così alla costruzione ed al rafforzamento della memoria collettiva a perenne ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati italiani nei campi nazisti.
E’ quindi difficile oggi pensare ad un altro, anche più recente evento accaduto in questo giorno, ma La Provincia di Como on line ci ricorda che proprio il 27 gennaio di due anni fa il sindaco Bruni diede il via, con contorno di fuochi d’artificio, alla demolizione del corpo a C della Ticosa e sottolinea come a due anni di distanza a crescere non sia stato il progetto tanto declamato quanto le spese progressivamente lievitate fino alla non prevista cifra di un milioneInserisci link duecentoquattromila euro!
Per non dimenticare le parole e le promesse spese allora , ecco alcuni post di blogger comaschi:
http://www.mbg.trivulzio.com/Articles/fas_ticosa-2.html
http://marcomalinverno.spaces.live.com/blog/cns!DF928041F9CC29D0!1291.entry
http://www.rudilosso.it/detailNews.php?idC=5&id=106
e, per terminare in bellezza ecco la Ticosa, vista da Fabio Caironi, che ne ha fermato la memoria in un video, arrivato in finale al Festival di San benedetto del Tronto:

Inserisci link



Com’è triste una zebra a Como!

Com’è triste una zebra a Como!


Mite zebra nel recinto, chissà se sogni la tua terra natia!
Oggi il circo che ti usa ha sbaraccato da Como, sei in viaggio con gli altri animali tuoi compagni per un’altra tappa, forse in Italia, forse all’estero.
Quando i circhi che usano animali saranno messi al bando come incivili?
Quando, quando noi umani (umani! crudeli piuttosto) vi considereremo davvero come nostri fratelli minori? Quando cesseremo di procurarvi dolore?
Ah quanto vorrei che ci fosse davvero, come pensava Axel Munthe, un paradiso anche per voi animali, dove potrai scorrere, finalmente libera, come lei nel suo habitat naturale!


«Un prete lasciato solo». Com’era visto don Renzo dall’altra parte del confine

Mentre la madre di Cristina del GF dichiara di non sapere che la figlia lavorasse come cubista, mentre Carlo Revelli scrive ai giornali per dichiarare di aver saputo nell’ottobre 2007 di essere figlio di Carlo Caracciolo ma di non volere guerre per l’eredità, mentre i vescovi ci istruiscono all’utilizzo di Facebook, mentre la Lega chiede che venga intitolata una piazza al professor Gianfranco Miglio (ma il ministro alle riforme Umberto Bossi non l’avevo definito “una scoreggia nello spazio”?), La Provincia di Como del 15 gennaio 2008 ospita una appassionata commemorazione di don Renzo Beretta, a firma di Carlo Silini su «Il corriere del Ticino».

Commemorazione che piace riportare interamente.

«Un prete lasciato solo» Com’era visto don Renzo dall’altra parte del confine

Dopo anni di imbarazzato silenzio sull’umana e spirituale avventura di don Renzo Beretta, il decimo anniversario della sua morte torna a dargli un’inattesa visibilità. La memoria del parroco di Ponte Chiasso ucciso a coltellate da un immigrato clandestino nordafricano il 20 gennaio del 1999, verrà infatti celebrata nei prossimi giorni fra Como e Ponte Chiasso. Sarà riproposta al grande pubblico la figura di quell’uomo sereno, semplice e bizzarro che si aggirava sorridente e indaffarato tra i profughi accampati sulle aiuole di fianco alla chiesa di cemento armato, un mastodonte di rara bruttezza, a due passi dalla dogana di Chiasso. Non parlava il serbo o il croato, né tantomeno l’arabo degli immigrati che a quell’epoca si accalcavano a ridosso della frontiera. Don Renzo, del resto, pensava quasi certamente in dialetto (“pruvidenza e rebelott, rebelott e pruvidenza”, amava ripetere). Ma riconosceva a pelle la lingua della fatica, della fame e del freddo. Coperte, minestre, acqua calda per lavarsi, qualche materasso in chiesa: ecco le parole universali del suo personalissimo vocabolario umanitario. E le capivano tutti. Anche quelli – non erano pochi – a cui non sono mai piaciute. Perché, a dieci anni dalla sua scomparsa, sarebbe troppo facile dimenticare che – al di là del suo motivatissimo gruppo di volontari – don Renzo era stato lasciato solo. Sappiamo che quest’affermazione è già stata e sarà sicuramente ancora respinta dai politici e dalla stessa chiesa cattolica comasca. Ma una minima contestualizzazione dei fatti mostra che sarebbe scorretto, oltre che ingenuo, affermare il contrario. Gli anni in cui don Beretta decise di aprire le porte della sua chiesa parrocchiale sono gli stessi che hanno consacrato l’affermazione della Lega di Bossi nell’Italia del Nord. Ora, basterebbe fare mente locale sui manifesti leghisti che sono apparsi appena fuori confine negli ultimi anni in tema di immigrazione (cito, a mente: “Via gli zingari da casa nostra” e “Adesso basta, fuori dalle b…”) per capire quale fosse ed è il “pensiero profondo” del movimento nei confronti degli extracomunitari. Notiamo, per corollario, che anche in Ticino e in Svizzera, nel frattempo, la polemica anti-immigratoria è cresciuta in modo esponenziale. Dalla Chiesa cattolica, che comunque è sempre stata e resta in prima fila nell’aiuto agli emarginati e agli stranieri, sono poi arrivati nello stesso periodo, in Italia, appelli alla salvaguardia dell’identità cristiana del vecchio continente che si sono tradotti in dottrine di accoglimento o meno degli immigrati a seconda della loro fede religiosa: porte aperte ai filippini, perché sono cattolici e quindi condividono con noi la maggior parte dei valori, meno aperte o addirittura chiuse per gli immigrati di altre fedi e visioni del mondo. Il vescovo di Como all’epoca della morte di don Beretta era mons. Alessandro Maggiolini, da poco scomparso. Un prelato che nei confronti dell’immigrazione non aveva mai nascosto posizioni vicine a quelle della Lega. “Si può prevedere che gli extracomunitari ammessi come italiani sceglieranno le zone della nazione più ricche e con maggiori prospettive economiche e altro. Il Nord-Est stia attento”, scriveva poco prima di morire. “Non mancherà la richiesta del lavoro – meglio se non eccessivamente faticoso – e della casa”, aggiungeva caustico. È evidente che in un simile contesto politico ed ecclesiale l’”albergo dei poveri” creato da don Renzo nella parrocchiale di Ponte Chiasso era percepito come una fastidiosa anomalia. Per i leghisti rappresentava l’esatto contrario del loro messaggio: qui trovate sempre qualcuno pronto ad accogliervi. Per i teorici cattolici di un’immigrazione regolata sulla prossimità religiosa dei richiedenti l’asilo, una negazione di fatto della loro opinione: io aiuto tutti quelli che sono nel bisogno, pensava don Renzo, non mi interessa se sono cristiani, musulmani o non credenti. Quando poi fu ucciso da uno sbandato marocchino, quasi tutti si strapparono le vesti e piansero sulla sua tomba. Ma, sotto sotto, pur riconoscendo l’eccezionale bontà d’animo del prete, ritenevano la sua morte una clamorosa conferma delle idee dominanti (“ecco cosa succede ad aiutare quella gente lì”). Don Renzo, secondo questa sottaciuta ma diffusa percezione, era rimasto vittima del proprio idealismo, se non addirittura, della propria ingenuità. Ricordarlo in questi termini sarebbe un magro tributo. Come dire: forse era un santo, ma sicuramente aveva torto. Ma don Renzo – e l’aveva dichiarato in varie interviste – non pretendeva di risolvere i problemi dell’immigrazione con qualche maglione e un pasto caldo. Agli extracomunitari non diceva: vi accolgo e vi aiuto perché è giusto che veniate da noi e restiate qui malgrado i disagi, nostri e vostri, che la vostra presenza comporta. Piuttosto: vi accolgo e vi aiuto perché – evangelicamente – avete fame, avete sete, siete ignudi. Nient’altro. Ma è ancora possibile in un mondo come il nostro e in un momento come questo riconoscere il bene e l’innocenza per quello che sono? L’impressione è che oggi, come dieci anni fa, trattare gli immigrati come “persone”, invece che come “problemi” venga percepito come un gesto altamente ideologico. Tutto questo fa a pugni con la semplicità e la naturalezza dell’impegno di don Beretta che non era costruito su manifesti politici o sociologici, ma su convinzioni maturate nella fede e soprattutto su un cuore straordinariamente empatico. Oggi tornano a farsi sentire molte parole su don Renzo. Fa davvero piacere, dopo anni di quasi oblìo. Ma, per quanto solenni, grate, commosse, e – speriamo – sincere, sono assai meno convincenti delle sue. Queste sono buone per i morti. Le sue (coperte, minestre e materassi) erano e sarebbero ancora buone per i vivi.
Carlo Silini


Como: le macine del Mulino Beretta e le mostre macina-soldi

Como: le macine del Mulino Beretta e le mostre macina-soldi

Mentre le macine del Mulino Beretta, l’ultimo e quindi unico, mulino pressoché integro rimasto sul territorio del comune di Como, non macinano più, questa sera il consiglio comunale deciderà di macinare in tre anni, ben unmilionduecentomilaeuro per l’allestimento di tre mostre a Villa Olmo. (Ma queste mostre, “si tengono” tra di loro, sono parte di un scelta valutata e studiata, hanno qualche riferimento con Como?).

In realtà l’esito della delibera non è certo: presentata dall’assessore Gaddi in Giunta e, qui stoppata perché ritenuta troppo onerosa per le finanze del Comune, su iniziativa di alcuni consiglieri dell’area Liberal di Forza Italia verrà discussa questa sera dall’intero consiglio. Il quotidiano La Provincia parla di “Alleanze trasversali per le grandi mostre” dando per deciso il voto favorevole delle minoranze. Sempre La Provincia ci informa che il capogruppo del PD Luca Gaffuri, difende la delibera e richiama la maggioranza a quanto promesso in campagna elettorale mentre Sapere chiede alla giunta di risparmiare su altre voci in modo da reperire i fondi.

Certo un bel grattacapo per il sindaco che si troverebbe a dover dare esecuzione ad una delibera che non condivide e che rischia di passare grazie ai voti della minoranza. Pare che AN si stia muovendo per trovare un punto d’incontro su una cifra inferiore ai 400, ma superiore ai 280 mila euro. Questa sera sapremo come va a finire. Gaddi difende “la sua creatura”: Villa Olmo centro espositivo. Certo la cornice è splendida ed è una strada già praticata da altre città lacustri, si pensi a Lausanne con la sua splendida Fondation de l’Hermitage. Ecco, questa è però una Fondazione, ha un Consiglio, una direttrice del Museo, una collezione permanente ed ospita da due a tre importanti mostre l’anno. Insomma non è una “location” è, questo, patrimonio durable dei cittadini di Lausanna. Al momento non può proprio dirsi altrettanto per Villa Olmo che, sembra solo una bella cornice per un quadro lì per caso.

Sempre Gaddi perora:

[…] abbiamo una serietà internazionale … abbiamo speso il minimo .., abbiamo visto il nome di Como su tutti i media …, ma oggi abbiamo un nuovo dovere, quello di investire per battere la crisi. E’ una battaglia che si può vincere le armi più efficaci sono proprio quelle del turismo e della cultura. Puntando su questi due settori diamo impulso all’economia e creiamo vantaggi per tutti.

Vantaggi per tutti? Li elenchi, esponga dati direttamente correlabili all’evento. Investire in turismo e cultura, benissimo, ma quale turismo e quale cultura?Investimenti che si volatizzano in una stagione o investimenti a lungo termine che risanano e valorizzano il patrimonio culturale presente? Cultura che promuove la conoscenza del territorio o turismo mordi e fuggi, mostra presto allestita e presto smantellata? Pensi assessore Gaddi il ritorno che avrebbe in termini di immagine (a Lei tanto cara) se desse finalmente il via al progetto di restauro del Mulino Beretta! (Lei sa dov’è, vero?nel Parco Valle del Cosia, of course!). Pensi all’entusiasmo che questa decisione metterebbe in campo! Pensi all’interesse che susciterebbe, alle scolaleresche in visita, agli studenti che ne studierebbero la storia e, pensi anche all’indotto che generebbe!

Purtroppo pare che il dibattito in corso sia interessato più ai caffè venduti nei bar limitrofi a Villa Olmo, alle eventuali stanze d’albergo prenotate che alla domanda:” Como, quale cultura promuove?”. Spiace che anche l’opposizione si accontenti di questo recinto. Spiace che l’opposizione addirittura pensi di sostenere l’assessore solo per mettere in scacco il sindaco, scelga una “politica politicante”, si accodi a Gaddi e non proponga, invece, di rilanciare sul tema della cultura, partendo proprio dalla storia e dalla cultura locale.

Qui di seguito alcune riflessioni sul tema:

http://cittapossibile.blogspot.com/2008/07/musei-vs-mostre.html
http://cittapossibile.blogspot.com/2008/09/miniartextil-como.html
http://cittapossibile.blogspot.com/2008/07/le-mostre-di-como-frutto-della-mostrite.html


Se Bruni non ci crede, chiuda «Agenda 21»

Se Bruni non ci crede, chiuda «Agenda 21»

La Provincia, 13 gennaio 2009
======================

«Se Bruni non ci crede chiuda «Agenda 21»

Preg.mo direttore, la “Big Pause” di Agenda 21 Como: il signor Menegon, che è persona garbata, ci offre, nella sua lettera pubblicata il 3 gennaio questa efficace immagine per definire il lungo periodo di letargo in cui sono caduti tutti gli attori di questo grande processo partecipativo molto poco partecipato. Se qualche lettore interessato all’argomento volesse saperne, potrà trovare alcune notizie in merito direttamente sul sito del Comune che ha una voce dedicata proprio ad A21, home page riquadro in centro, quarta riga, ma si accorgerà presto, sfogliando le varie pagine, che queste, polpose all’inizio del processo (anni 2002-2003) si fanno via via scarne ed infine proprio striminzite! Come definire altrimenti le due paginette alla voce “programma 2006/07” che riportano le 2, dicansi due, Azioni individuate dall’Amministrazione Comunale, a fronte delle 66 ideate dagli attori partecipanti al primo Piano d’Azione del Comune di Como? Cos’è successo, cos’ha interrotto questo processo che nasce virtuoso e rischia di terminare colposo? Vari eventi. Il primo fra tutti, le dimissioni da direttore scientifico del dott. Bartesaghi, e la successiva assunzione di tale ruolo da parte dell’assessore D’Alessandro. Poi una serie di incomprensioni tra sindaco, assessore ed attori, emerse al momento della votazione del nuovo Regolamento del Forum di A21, approvato il 9 ottobre 2006 e specificatamente in ordine al numero dei componenti del Comitato di Presidenza. Contro il parere dell’assessore D’Alessandro, il 13 marzo 2007 il Forum approvava la nomina dei quattro rappresentanti dei gruppi di lavoro: Bartesaghi, Mazza, Vavassori, Pavone, ma toccava al sindaco farsi parte diligente ed avviare l’iter di completamento del Comitato, procedendo alla nomina dei restanti membri: i tre assessori ed i due consiglieri comunali (maggioranza/minoranza) delegati. Poi le dimissioni da presidente del Forum dell’ottimo e competente dott.Villani. Poi il fermi-tutti in attesa delle le elezioni comunali. Poi il subentro all’assessorato all’ambiente del (già ex) nuovo assessore, Diego Peverelli Dopo questi affanni, i quattro sperduti membri del Comitato, insieme redigono e poi inviano, in data 27 settembre 2007, una lettera al buon Peverelli (ma sul sito alla voce “contatti” c’è ancora il recapito dell’assessore D’Alessandro … ma non si parlano?) e per conoscenza al sindaco Bruni, che chiede: il rilancio di A21, la designazione del nuovo presidente, degli assessori e dei consiglieri delegati. Dopo oltre sei mesi, non avendo ottenuto risposta, i quattro portavoce si rivolgono al dirigente responsabile, il dott. Russi che, con l’usuale squisita cortesia, si era offerto di rinnovare per loro le richieste all’assessore ed al sindaco. A 15 mesi dall’invio della prima lettera, nessuna risposta è pervenuta. No, il signor Menegon non è l’unico indignato, lo è anche la scrivente, che è una dei quattro portavoce ed ha partecipato ai lavori del gruppo “ciclo integrato delle acque” e “natura e biodiversità”, e proposto con Angelo Vavassori, Marco Castiglioni e Alberto Bracchi, a nome dell’associazione «La città possibile Como », alcune delle azioni poi recepite dal piano d’azione. Agenda 21 è un processo che si fonda sulla partecipazione, la comunicazione, la condivisione di competenze e conoscenze su base volontaria; si fonda anche sul reciproco fair play e sulla reciproca fiducia, tende a far emergere dal tessuto sociale positività spesso mortificate. Il dott. Bruni non era obbligato ad avviare tale processo, l’ha fatto, ora ha verso i vari stakeholders intervenuti, e verso la città tutta, un obbligo istituzionale. Si rammenta che il Forum è permanente e tale resta fino a quando non viene ufficialmente chiuso. Vuole farlo? E’ forse questo il suo intento? Lo dica onestamente, dica che non ci ha mai creduto, che non avrebbe voluto metterci neanche mezzo soldo (quelli che ha messo finora sono arrivati dallo Stato) oppure che ritiene che le altre 64 Azioni, adottate dal consiglio comunale ormai tre anni fa, non sono realizzabili o che non ci sono i fondi per attuarle. Lo faccia, perché altrimenti, tacendo, legittima il sospetto che questa prolungata inerzia sia voluta e coltivata con lo scopo di logorare la pazienza e l’iniziale entusiasmo dei 144 partecipanti, per poi far ricadere su di loro la responsabilità della chiusura di questa esperienza. Se non è vero quanto affermo, faccia un atto conseguente: nomini i membri mancanti e convochi il Forum. Egli ha anche, e non meno, un obbligo morale da onorare, perché non si sottoscrivono solenni documenti di adesione alla Carta di Aalborg ed alla Carta di Ferrara, per poi disattenderli.

Cesara Pavone

membro del Comitato di Presidenza di Agenda 21 Como.

=======================================

La lettera di Cesara Pavone pubblicata su La Provincia del 13 gennaio 2009 è disponibile qui in formato pdf:

Logo Acrobat: indica che il documento è in formato PDF La Provincia 13.1.2009


Il Sindaco Bruni, come Obama, sceglie You Tube per parlare alle nuove generazioni……

Il Sindaco Bruni, come Obama, sceglie You Tube per parlare alle nuove generazioni……

….e presenta, tra l’altro il nuovo PGT. Non ve ne siete accorti? Non vi siete accorti che il sindaco Bruni ha deciso di comunicare anche via web? Non vi siete accorti che ci sono ben 24 video del comune su You Tube? Allora ve li devo elencare: Guida Pratica, Lo scrigno della memoria, La sicurezza nei cantieri, Il museo Archeologico, …. nooo… anche Bruni legge Gomorra! e… niente popodimenoche… Il Piano di Governo del Territorio con tutti quei nuovi Parchi chiamati Stanze Verdi!
Ma … devo essere stata via per un po’ ed essermi persa. Ero rimasta al sindaco sempre più arroccato e chiuso in difesa delle sue costose ( per noi comaschi) scelte: la mal prevista onerosa bonifica della Ticosa, le insostenibili paratie (tanto pagheranno le prossime generazioni), l’incontrollato e disordinato consumo di suolo … altro che cinture verdi! Vuoi dire che avremo finalmente un parco Valle del Cosia? Forse ho sognato … No, non ho sognato, si tratta proprio del sindaco Bruni, ma non di Stefano bensì di Roberto, sindaco di Bergamo. Delle due l’una: o a Bergamo tira un’altra aria o noi siamo una città di vecchi ….come dice l’Assessore Caradonna,…” per quattro pensionati…” Sindaco Stefano, just take a look! here and also here. Non male, vero?


Il giorno del giudizio

Il giorno del giudizio

Don Sebastiano Sanna Carboni, alle nove in punto, come tutte le sere, spinse indietro la poltrona, piegò accuratamente il giornale che aveva letto fino all’ultima riga, riassettò le piccole cose sulla scrivania, e si apprestò a scendere al piano terreno, nella modesta stanza che era da pranzo, di soggiorno, di studio per la nidiata dei figli, ed era l’unico riscaldata da un vecchio caminetto.

Inizia così Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta. Con tutto il rispetto per Satta, non so se leggerò per intero il giornale di oggi. Sfogliandolo velocemente al bar, tre cose mi sono rimaste impresse e tutte a proposito di Como:

  1. verrà riproposta in consiglio comunale la richiesta di Alleanza Nazionale, condivisa dal Sindaco, di porre un tetto al 20% per bambini extracomunitari (pagina 16);
  2. nel 2008 Como è stata un po’ meno inquinata del 2007: appena 74 casi di superamento dei limiti. Peccato che il tetto sia 35 (pagina 23);
  3. pare che l’assessore alla Mobilità del Comune di Como, di fronte alle richiesta di ripristinare la vecchia linea 3 (Rebbio-Albate-Muggiò-San Giuseppe-Como città-Ponte Chiasso), abbia affermato “Non me ne frega un c… di quattro pensionati che abitano a Rebbio. Se vogliono gli mando un taxi che mi costa meno” (pagina 25).

Davvero non finirò di leggere La Provincia. Ho il terrore che possa essermi sfuggito qualche cosa.

P.S.
Il punto 3 è da cancellare: l’assessore ha smentito il giorno successivo. Una buona notizia.


13 febbraio 2009: la Como che si trasforma

13 febbraio 2009: la Como che si trasforma

Parte Venerdì 13 febbraio 2009 il primo dei quattro incontri di 1, 10, 100 Como, ciclo organizzato da Città Possibile sul futuro (o sui futuri) di Como. Il tema è il territorio. Ne parlano Giovanni Franchi (Estensore del Piano dei Servizi Comune di Como), Ado Franchini (Facoltà di Architettura e Società, Politecnico di Milano) e Davide Mantero (architetto, responsabile di www.deabendata.it). Coordina Lorenzo Spallino. L’appuntamento, come tutti, è presso l’Osteria del Gallo, via Vitani 16, Como, con inizio alle ore 18:00. Vi aspettiamo.

Info e dettagli: http://www.cittapossibilecomo.org/como.htm


Raggiunto e superato il quorum per i due referendum cittadini

Con grande soddisfazione e con un buon anticipo rispetto la data finale della raccolta firme il comitato refendario ” Sant’Anna ai comaschi ed un tetto per tutti” che ha promosso i due referendum cittadini comunica che l’obiettivo delle 4210 firma pari al 6% della popolazione votante a Como è stato raggiunto e superato.

Venerdi 9 gennaio alle ore 12 presso la sala stemmi del Comune di Como è indetta una conferenza stampa per la consegna delle firme e per la illustrazione delle linee guida della campagna referendaria che si svolgerà in vista della consultazione

Tutti i cittadini comaschi sono invitati a partecipare e a dare la propria disponibilità per la campagna referendaria.

Riportiamo il testo dei due quesiti referendari

1) Condividi la necessità di un vinvolo di destinazione urbanistica dell’area occupata dall’attuale Ospedale Santa’Anna che assicuri, per il futuro, la presenza in tale area di “una cittadella della salute” e che riservi una quota prevalente, comunque non inferiore al 60% del totale,a “servizi alla persona”?

2) Condividi la necessità che il Comune di Como si doti e mantenga aperta, per l’intero anno solare, una struttura minima destinata ai “senza dimora” che consenta il ricovero notturno e l’accesso ai servizi igienici essenziali?

Per il Comitato
Danilo Lillia