In 1800 chiedono piste ciclabili. «Non se ne parla»: II

LI SOPRANI DER MONNO VECCHIO

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
Pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
Ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
O dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
Quello nun pò avé mmai vosce in capitolo.”

Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
Interroganno tutti in zur tenore;
E arisposeno tutti: È vvero, è vvero.

Giuseppe Gioachino Belli, 21 gennaio 1832


In 1800 chiedono piste ciclabili. «Non se ne parla»: I

Ieri i volontari della Città possibile hanno consegnato a Palazzo Cernezzi la petizione sottoscritta da numerosi comaschi. Ma l’assessore Caradonna non lascia speranze al popolo delle bici: «Non esistono le condizioni per creare dei percorsi»”

Download: La Provincia, 8 dicembre 2007 (pdf)

Il popolo delle biciclette si dovrà rassegnare. A Como le piste ciclabili per far circolare in tutta sicurezza gli amanti delle due ruote sono e rimarranno una chimera. Parola di assessore alla Viabilità del Comune, Fulvio Caradonna (nella foto), dopo che a Palazzo Cernezzi è stata depositata una petizione con 1.800 firme a favore della “mobilità dolce” promossa dall’associazione «La città possibile». «Per prima cosa – ha detto Caradonna – la realizzazione di piste ciclabili non mi sembra assolutamente una priorità per la nostra città». Ma il nocciolo della questione per il responsabile del settore Mobilità del Comune sta in un dato oggettivo: «Allo stato attuale non esistono le condizioni essenziali per realizzare un percorso continuo di piste ciclabili nella stragrande maggioranza delle vie della città. Non ci sono spazi sufficienti». La città – secondo l’assessore – è piccola, le strade strette, ed anche se in certe vie si potrebbe ricavare uno spazio dedicato al passaggio delle biciclette, in molte altre questo sarebbe impossibile. Il risultato sarebbe dunque un puzzle molto simile alle corsie preferenziali “a singhiozzo” dei bus pubblici. «Alcune piste ciclabili già esistono – ha aggiunto Caradonna – ma sono sottoutilizzate e addirittura criticate da alcuni dal momento che gli sforzi fatti per la loro realizzazione sono andati a scapito di altri interventi. I percorsi già esistenti sono quelli che uniscono il centro storico alla Ticosa e alla stazione di San Giovanni. In questo momento non mi sembra ci sia la necessità di fare un grosso investimento in questo settore». Almeno 1.800 persone, ovvero i firmatari della petizione della «Città possibile» sono però di parere contrario. L’altroieri i responsabili dell’associazione presieduta da Lorenzo Spallino hanno infatti presentato in Comune una lettera inviata al sindaco Stefano Bruni in cui si chiedevano alcuni interventi a favore della cosiddetta “mobilità dolce”, contenute nello slogan «Biciamo!». Si tratta di una serie di richieste che non si limitano alla richiesta di nuove piste ciclabili in città, ma che comprendono anche l’approvazione entro sei mesi di un Piano della mobilità ciclabile a Como, l’attuazione degli interventi nei prossimi tre anni e la formazione di un gruppo di lavoro «Biciamo!» – Ufficio Biciclette del Comune di Como. Chiedendo anche un incontro con lo stesso primo cittadino per illustrare le proposte tra l’altro già presenti nelle azioni di Agenda 21, il “pacchetto” di iniziative a favore dell’ambiente approvate dal consiglio comunale. «Siamo comunque disponibili al confronto su queste tematiche – ha spiegato l’assessore alla Viabilità – e discuteremo le proposte che ci verranno fatte. Faremo una valutazione della situazione esistente e vedremo se ci sarà la necessità di implementare i percorsi. Invito però tutti a tenere conto di un fatto: la zona a traffico limitato presente nel centro storico è a tutti gli effetti un’enorme pista ciclabile, in cui gli amanti delle biciclette si possono muovere in tutta libertà e sicurezza». Claudio Bustaffa


Biciamo! Protocollata la petizione

Biciamo! Protocollata la petizione

Il 6 dicembre è stata protocollata al protocollo generale del Comune di Como la lettera al Sindaco di Como, dr. Stefano Bruni, con la quale si annuncia il raggiungimento di oltre 1.800 firme a sostegno della petizione di Biciamo!, con cui si chiede l’approvazione entro sei mesi di un Piano della Mobilità Ciclabile a Como, l’attuazione degli interventi nei prossimi tre anni e la formazione di un gruppo di lavoro Biciamo! – Ufficio Biciclette del Comune di Como. E’ stato chiesto un incontro con il Sindaco per consegnare gli originali delle firme.

Risorse: il testo della lettera (pdf)


Città Possibile Como: il clip!

Dopo aver fatto girare quasi 500 immagini di Città Possibile alla cena del 30 novembre 2007, abbiamo scelto le più significative e le abbiamo montate in un clip di 2 minuti e 47 secondi. Ben E. King canta Stand By Me. Accendete le casse, o mettete la cuffia, prima di far partire il tutto …


“Non voglio entrare nel merito”: l’assessore Caradonna sul problema SUV

Caradonna, l’assessore alla mobilità di Como che risiede a Brunate e gira in Vespa e A2, si scaglia contro l’ordinanza del Sindaco di Brunate. «Lo stop ai Suv? Un boomerang. Basta crociate inutili»

Riportiamo il testo dell’intervista all’assessore al Comune di Como, Caradonna, pubblicata su La Provincia del 2 dicembre 2007, a proposito dell’ordinanza del Sindaco di Brunate che vieta l’accesso alle vie storiche della cittadina ai SUV.

«L’ordinanza antisuv? Una guerra santa che potrebbe costare molto cara all’amministrazione». Fulvio Caradonna, assessore comunale alla mobilità di Como, risiede a Brunate, il borgo che, dal primo marzo prossimo, metterà al bando i gipponi. Lui non guida né un suv, né bolidi di dimensioni ingombranti: «Per carità, non parlo per partito preso. Ho una piccola audi a2. Anche d’inverno giro sempre in Vespa. E quando sono in auto, non sono mai stato intralciato dai suv. La domenica il traffico aumenta, certo, ma basta aver pazienza». Caradonna è categorico sul no all’ordinanza. Per Como, città su cui è competente, esclude misure analoghe: «Per un semplice motivo. Tecnicamente, il provvedimento è originale. Sulla mole degli automezzi, il codice della strada prevede solo limiti di carico e di sagoma, ovvero di larghezza e lunghezza. tutto il resto è invenzione. Diametro delle ruote, calcolo della loro altezza? Per simili restrizioni ex novo – continua l’assessore – i multati potranno fare ricorso. che poi il comune lo vinca in tribunale è tutt’altro che scontato. e allora, chi pagherà?» Il politico di Brunate non grida alla mossa a effetto per rimpinguare le casse comunali o per ottenere visibilità nella Provincia: «Non voglio entrare nel merito delle scelte di altri amministratori locali. “Né credo sia questo il punto. piuttosto» si sbilancia Caradonna, «questa mi sembra guerra di principio fine a se stessa. Il che, tra individui, può essere condivisibile. talvolta ammirevole. Ma, da politico, piccolezza per piccolezza cercherei il compromesso, non certo l’esasperazione». Per l’assessore alla mobilità, che milita nelle fila di AN, l’ordinanza di Brunate è, nell’ordine,«inutile: porterà solo a una manciata di pass negati». Secondo, «inapplicabile: pensiamo alle acrobazie di calcolo per stabilire il diametro delle ruote». Infine, «scivolosa: contestando le multe, il provvedimento potrebbe rivelarsi un controproducente boomerang. Ma quale buon senso…», stigmatizza Caradonna alludendo al commento del sindaco Darko Pandakovic sulle recenti polemiche innescate dalla decisione della sua giunta. «Altro che suv, Brunate ha problemi di ben altro genere – chiosa l’assessore – questa ordinanza peserà sulle attività commerciali, soprattutto sabato e domenica, quando il borgo si popola di villeggianti che trascorrono il week-end nelle loro baite. Se poi vogliamo metterla sul piano ambientale, i suv sono mezzi che inquinano molto meno di altre auto. Per promuovere davvero il turismo a Brunate e tutelare la natura, incentiviamo l’uso della funicolare per i turisti. Ecco un messaggio davvero ecologico, ma non devo essere io a pronunciarlo. Parlo come residente, ovviamente», retrocede Caradonna. A Como l’assessore alla mobilità, «ad esempio anche nella stessa via per brunate», ha introdotto «vincoli sacrosanti e inappellabili contro il carico eccessivo di veicoli, nei tratti di strada a rischio cedimento, e sulla sagoma delle autovetture, nelle carreggiate strette per il loro passaggio». Tali autorizzazioni, precisa Caradonna, «vengono rilasciate di volta in volta dai nostri uffici ai mezzi pesanti. Chiudere il centro di Como ai suv significherebbe morire per la cittadina.” “Non ho alcuna intenzione di creare problemi dal nulla. Le normative vigenti – chiude l’assessore alla mobilità – bastano e avanzano. Stiamo bene così».